Luoghi della cultura

1486 - Dal XV al XIX secolo

DAL 1486 MONASTERO DELLE MONACHE DI SAN PAOLO
(Monache di Santa Maria della Misericordia); successivamente passato al Conte Francesco Molza.
Il Monastero di San Paolo all’epoca del suo massimo sviluppo copriva tutta l’area delimitata a ovest dalla Contrada Bagni (ora via Selmi) a sud da quella delle Caselle, a settentrione dal passaggio detto Camatta che lo divideva da Palazzo Foschieri, a est in confine con gli altri due conventi di San Geminiano e del Corpus Domini.
Dietro alla chiesa esterna  (Chiesa di San Paolo) destinata al popolo vi era quella interna per le monache.


XIX SECOLO
Istituito con chirografo 7 novembre 1815 dal Duca Francesco IV  l’”Educatorio San Paolo” posto “sotto gli auspici della Real Sua Consorte Maria Beatrice di Savoia”.
Direttrice la Dama di Corte  Marchesa Bradamante Coccapani Imperiali.
Fu assicurato il funzionamento con una assegnazione di fondi. All’unità d’Italia il Governo Nazionale provvide con un sussidio annuo alla continuazione dell’Istituto; successivamente, dal 1864, provvide la Amministrazione Provinciale di Modena.

Nel 1871 nasce l’“Educatorio Provinciale San Paolo”, Ente morale ai sensi della Legge 3 agosto 1862 n.763 sulle Opere Pie.
Nel 1890 “per dare un migliore aspetto alla Contrada Bagni” (ora via Selmi) venne demolita la facciata della Chiesa di San Paolo e quindi ricostruita in allineamento con gli altri edifici su progetto dell’ing. Alfredo Parenti.

XX SECOLO
All’epoca della Grande Guerra le fanciulle furono allontanate in una villa a Sassuolo (Villa Braida appartenente al Collegio San Carlo) e molti locali dell’Educatorio furono trasformati in  “Ospedale per i soldati reduci dal fronte”.
Durante la seconda guerra mondiale la porzione del comparto prospiciente via Selmi fu distrutta dai bombardamenti del 1944  e ricostruita nel primo dopoguerra.


LA CHIESA DI SAN PAOLO ( LA CHIESA ESTERNA)
XII e XIII SECOLO
La Chiesa di San Paolo fu fondata l’anno 1192-93 e consacrata nel 1262.

XV SECOLO
Nel 1486 venne data alle monache di Santa Maria della Misericordia che avevano il loro Monastero nei sobborghi di Modena.

XVII SECOLO
Nel 1603 affidarono a Raffaele Menia la progettazione della nuova chiesa i cui lavori si conclusero nel 1605. Nel 1624 fu costruito il nuovo dormitorio e la porteria del Monastero.
Nel 1653 la chiesa venne rifatta sotto la direzione di Cristoforo Malagola detto il Galaverna.

XVIII SECOLO
Nel 1774 fu soppressa la Parrocchia di San Paolo e la chiesa rimase affidata alle monache che la riaprirono nel 1776 festeggiando la Madonna della Scala.
Nel 1798, con la soppressione napoleonica, i beni del Convento passarono allo Stato. Il convento fu adibito ad uso militare e nel 1799 divenne caserma.Fino al 1816 la chiesa divenne deposito di legname.

XIX SECOLO
La chiesa fu ribenedetta e riaperta al culto nel 1816 dopo l’istituzione nel 1815 da parte di Francesco IV dell’Educatorio San Paolo.


L’ORATORIO (CHIESA INTERNA)
Nel complesso del Monastero San Paolo, adiacente alla “chiesa esterna” è presente la  cosiddetta “chiesa interna” che era riservata alle monache.
Nel volume “La chiesa di San Paolo a Modena – Otto secoli di storia “ edito dalla Provincia di Modena nel 1998 a cura di Graziella Martinelli Braglia, al capitolo “ La vicenda artistica” nel testo della stessa curatrice a al paragrafo “Il campanile e la chiesa interna di Raffaele Menia” a pagina 58  si legge:

“(…) il primo episodio edilizio di notevole rilievo fu, ormai ai primi del Seicento, la costruzione del campanile e della chiesa interna. (…) nel 1603 le monache incaricarono a tal proposito Raffaele Rinaldi detto il Menia (Modena, metà sec. XVI – 1616)  (…) per progettare l’ampliamento della chiesa interna, evidentemente divenuta inadeguata per le esigenze del convento.
(…)
La chiesa interna realizzata dal Menia è sala dall’ampio invaso, di planimetria rettangolare, con volta a padiglione che si innesta sulle pareti mediante pennacchi impostati su peducci in cotto, elegantemente sagomati. I pennacchi si alternano a vele – tre su ciascuno dei lati minori, cinque sui maggiori - al di sotto delle quali , sulle superfici parietali, sono ricavate lunette. Al centro del soffitto è sagomato un ovale;  un oculo si apre nella parete breve rivolta a oriente.
La sua struttura rientra in una diffusa tipologia architettonica, riscontrabile anche nell’ex chiesa esterna dell’adiacente convento delle agostiniane del Corpus Domini sorto sulla via Saragozza dal 1537.
(…)
L’ex chiesa interna acquisisce ulteriore importanza per la presenza  di un ciclo decorativo che la rende uno dei più cospicui eventi del tardo manierismo in ambito modenese.
Qui è protagonista, accanto all’architetto Raffaele Menia, Giovan Battista Codebue (Modena 1561-1606), tra le più complesse personalità della Maniera locale. (…)”

Sono del Codebue le quattro statue di santi (S.Geminiano, S.Agostino, S.Pietro e San Paolo) poste nelle nicchie  che si aprono a coppie sulle pareti maggiori e  sicuramente gli affreschi del soffitto. Conclude il testo più sopra citato:

“(…)l’ex chiesa interna si qualifica come una delle testimonianze di maggior rilievo della cultura figurativa modenese di primo Seicento, nei suoi aspetti architettonici, pittorici e plastici, seconda soltanto alla Sala del Vecchio Consiglio del Palazzo Comunale. Dunque una stratificazione di vari interventi decorativi, d’epoche e culture diverse, che soltanto un intervento di restauro potrà consentire di valutare nella sua affascinante complessità”.


LA CAPPELLINA DELLA MADONNA DELLA SCALA
Salendo al primo piano del Monastero lungo lo scalone che  parte dalla “Chiesa interna” esiste ancora la cosiddetta  Cappellina della Madonna della Scala.
Nel volume “La chiesa di San Paolo a Modena – Otto secoli di storia “ edito dalla Provincia di Modena a cura di Graziella Martinelli Braglia , al capitolo “ La vicenda artistica” nel testo della stessa curatrice a pagina 75  si legge:

“ Sempre nel complesso del San Paolo si è individuato un episodio architettonico e decorativo che sembra di potere accostare al nome del Malagola, in quanto esibisce  con notazioni di stile ed esecutive che ben si addicono alla sua cultura: è la cappella collocata all’altezza del pianerottolo dello scalone a due rampe che conduce dalla chiesa interna ai saloni delle camerate; scalone che per struttura architettonica e per respiro monumentale dell’invaso pare risalire all’epoca barocca. D’impianto rettangolare, sviluppato in senso longitudinale, la cappella è introdotta da un arco che fiorisce di stucchi; all’interno il partito architettonico compone sulle quattro arcate su cui si innesta la volta a cupola elissoidale, e dunque con affinità rispetto alla cappella della sagrestia di San Biagio (…). Notevole il commento degli stucchi che sagomano cornici ovali sulle pareti, cartigli, volute e teste d’angeli dal risentito aggetto plastico. La decorazione è completata da affreschi, di varie epoche, sulle superfici parietali e nella calotta della cupola. Era qui venerata la Madonna della Scala in un dipinto che nel 1798, con la soppressione napoleonica del convento fu trasferito nella Chiesa di Santa Maria Pomposa. Si ipotizza che la realizzazione della cappella risalga al cantiere della chiesa esterna e cioè a partire dal 1654 , quando il Malagola era attivo al monastero.

La cappellina della Madonna della Scala in San Paolo si affiancherebbe così a una serie di architetture che, stanti le diverse dimensioni, possiedono come denominatore comune una struttura centralizzata conclusa da cupola, sul filo di una sperimentazione che partendo da San Carlino Rotondo si evolve in saggi come la chiesa pubblica di Sant’Eufemia e la cappella delle Reliquie nel Duomo, toccando i transetti d’impianto quadrato sormontati da cupole delle chiese del Voto e di San Biagio del Carmine.”